Si gioca in un’Italia turbata dall’insopportabile lutto di Brindisi. Cala sull’Olimpico un silenzio più lungo e profondo di un minuto. Questa tragedia chiede una risposta urgente ai ragazzi del calcio: hanno capito che non c’è millimetro, attimo, urlo che possano sporcare di squadrismo e violenza questa finale? In una serata di pensieri confusi, di sentimenti infranti, di cose sospese si valuta la sensibilità dei ragazzi. Portano ancora negli stadi quei sintomi di ira ed esclusione sociale o sanno anche unirsi nella civiltà di contegno alle più larghe masse giovanili che da ieri manifestano tra solidarietà e dolore? Non vi sarebbero interrogativi così delicati, se non si fossero registrati timori e allarmi. I rapporti degli apparati di sicurezza fanno intuire i rischi. Non è solo una sfida tra Juve e Napoli. Dietro quelle insegne potrebbero infilarsi tifosi insoddisfatti di Roma e Lazio. Spettatori scomodi per antiche e reciproche ostilità. Da sperare che regga bene il piano di ordine pubblico coordinato dal prefetto Giuseppe Pecoraro, equilibrato personaggio vesuviano tifoso del Napoli ma rodato da centinaia di manifestazioni e guidato dal questore Francesco Tagliente, uno specialista su calcio e violenza. Ma è da sperare soprattutto che prevalga il tifo responsabile e composto. I napoletani ne hanno dato ampia prova quest’anno come nella infelice trasferta del 31 agosto 2009, quando furono accusati di disastri mai commessi. Nel Napoli si giocano tante partite in una. Lavezzi è in bilico dinanzi al suo pubblico: ne è stato l’idolo, il suo probabile addio solleva già ondate di nostalgia. Come nell’ultima scena del teatro popolare può riesplodere stasera un amore che il fantasista argentino ha spento con la sua plateale insofferenza alle regole. È la sua partita, gioca contro chi non crede più in lui. Quindi anche contro se stesso. Si è molto trascurato, ma ha una partita ancora per rendersi indimenticabile o inamovibile. Enigmatico Cavani: quale altro club tormenta il fantastico bomber di 65 reti in due stagioni? Ha dato cenni di insofferenza. Vuol vincere. È il giocatore del Napoli più richiesto. Ma è anche il meno cedibile. Il pubblico si è forse rassegnato alla partenza del ventisettenne Lavezzi, pronto tuttavia ad invocarne la conferma già stasera. Ma non tollera neanche l’idea di veder partire Cavani: il Napoli per entrare nell’aristocrazia del calcio europeo non può mollare un calciatore di 24 anni che segna gol come volute di sigaro. La conquista della Coppa Italia può spingere l’indecifrabile Mazzarri verso decisioni impreviste dal contratto che lo lega al Napoli ancora per un anno e dal rapporto con De Laurentiis. Non dà peso al mancato lancio di Vargas (si è confidato solo con il suo amico Zeman) e all’uso in piccole dosi di Britos e altri costosi acquisti nel biennio. È giusto non distrarre Mazzarri. Ha forse sopravvalutato la Champions: ne ha fatto la sua ossessione.Al termine di una stagione in chiaroscuro, si misura con Antonio Conte che farà giocare la Juve a specchio. Tre in difesa e due esterni: forse Liechsteiner faccia a faccia con Dossena ed Estigarribia sulla corsia di Maggio, che sembra favorito nel confronto, se in forma. Interessante la scelta del rivale di Pirlo. Il Napoli aveva una coppia perfetta: Hamsik in prima battuta e Gargano nella profondità, ma il mediano è squalificato. Gli svizzeri Dzemaili e Inler, 25 milioni in due, hanno giocato gare alterne. La difesa a tre del Napoli si oppone alla punta centrale Vucinic e a Del Piero molto largo. Attenzione, per l’idolo del tifo juventino Campagnaro è soluzione a rischio. Sfumato il ritorno in Champions, il Napoli deve rivalutare l’Europa League. Se non vince la Coppa Italia, deve superare un barrage: 23 e 30 agosto, andata e ritorno con una delle 62 squadre ammesse. Il Napoli è favorito nel sorteggio di Nyon: è una delle 31 teste di serie, gli tocca un club ufficialmente più debole. Se vince stasera il trofeo tricolore invece accede alla fase dei gironi: prima gara il 20 settembre. Quando la nuova squadra sarà già in forma. Ma quale squadra? Preparatevi ad un’estate di grandi notizie. Non c’è tempo né voglia per ripensare alla Champions svanita. De Laurentiis ha patito troppo per non scatenarsi.
Antonio Corbo (La Repubblica)
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